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In pensione con 64 o 65 anni di età: quanti contributi servono per lasciare il lavoro?

 In pensione con 64 o 65 anni di età: quanti contributi servono per lasciare il lavoro?

Sei vicino alla pensione ma non sai quale finestra scegliere? Il Governo Meloni ha confermato e introdotto nuove finestre di uscita dal mondo del lavoro, anche anticipate, che consentono di andare in pensione nel 2023 a 62 anni (Quota 103), oppure anche a 64-65 anni con un assegno più alto. Ma quanti contributi servono per lasciare il lavoro a 64 o 65 anni?

Scegliere Quota 103 non è sempre conveniente, soprattutto se si hanno versato molti anni di contributi, oppure se si ha raggiunto l’età di 64-65 anni. Le finestre di uscita sono parecchie: quale conviene di più?

Ecco quanti contributi servono per andare in pensione nel 2023 a 64 o 65 anni di età e come si può ottenere un assegno più alto.

In pensione a 64 anni, l’età preferita per lasciare il lavoro

Statistiche alla mano, pare proprio che 64 anni sia il momento preferito per lasciare il lavoro: gli italiani, negli ultimi anni, hanno scelto di andare in pensione a questa età. Nonostante anche Quota 100 (62 anni di età e 38 anni di contributi versati) abbia ottenuto grande successo, l’età prediletta per andare in pensione restano i 64-65 anni.

Anche l’assegno, a fronte di un ammontare di contributi minimi versati, potrebbe essere più alto per i cittadini che aspettano i 64 anni prima di lasciare il lavoro.

Se hai maturato almeno 41 anni di contributi e hai 64-65 anni di età, sei molto vicino a un’altra finestra di pensionamento (pensione anticipata ordinaria) decisamente più conveniente e senza limiti di età, che ti permetterà di ottenere un assegno mensile più alto.

Potrai quindi attendere di raggiungere il requisito massimo di contributi versati, senza limiti di età, per godere di un assegno più elevato.

In pensione a 64-65 anni: quanti contributi servono?

Una strada più semplice sarebbe andare in pensione nel 2023 con Quota 103, la finestra anticipata a 62 anni con 41 anni di contributi versati. Ma conviene davvero? Non sempre…

Come abbiamo detto, un cittadino che ha alle spalle un buon numero di contributi versati – che siano 41, 42 o 43 anni – può aspettare qualche mese in più prima di lasciare il lavoro, in modo da ottenere un assegno più alto.

Consideriamo, inoltre, che con 43 anni di contributi alle spalle l’età minima potrebbe essere di circa 64 anni, o poco meno.

Per esempio, un lavoratore che ha iniziato a lavorare a 19 anni, raggiungerà i 42 anni e 10 mesi di contributi – per accedere alla pensione anticipata – all’età di 64 anni, appunto.

Pensione senza limiti di età: quali sono le finestre di uscita

Tuttavia, l’opzione di pensionamento con il massimo dei contributi e senza un limite di età è particolarmente vantaggiosa per quei lavoratori che hanno alle spalle un grande numero di contributi versati.

Anziché scegliere le Quote, in questi casi è meglio orientarsi sulla pensione anticipata ordinaria, i cui requisiti 2023 sono rimasti immutati:

  • per gli uomini, 42 anni e 10 mesi di contributi a qualsiasi età;

  • per le donne, 41 anni e 10 mesi di contributi a qualsiasi età.

Le finestre di uscita per coloro che hanno versato più di 40 anni di contributi, quindi, sono parecchie: meglio scegliere l’alternativa non solo in base all’età, ma anche in relazione all’importo dell’assegno mensile che si potrà ottenere.

In pensione a 64-65 anni: quali sono le altre opzioni

Ma le alternative pensionistiche per coloro che hanno 64 o 65 anni di età non finiscono qui: oltre alla pensione anticipata ordinaria, esiste anche la pensione anticipata contributiva. Per chi è conveniente questa finestra di uscita?

Questa particolare misure riguarda i lavoratori che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, o meglio coloro che hanno versato i contributi a decorrere da quell’anno. In questo caso, infatti, i requisiti per maturare la pensione si limitano a 20 anni di contributi regolarmente versati. La carriera, quindi, è la stessa delle pensioni di vecchiaia ordinarie, ma con tre anni di anticipo.

Un altro requisito essenziale per accedere alla pensione anticipata contributiva, inoltre, è l’aver raggiunto un assegno pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale (1.313,28 euro al mese).

Infine, nel 2023 possono andare in pensione anche coloro che hanno compiuto 64 anni di età (e qualche mese in più) con la vecchia Quota 102purché abbia maturato i requisiti (appunto 64 anni di età e 38 anni di contributi) entro il 31 dicembre 2022. La finestra resta attiva soltanto per i primi mesi del nuovo anno.

Pensione a 64 anni di età con 20 anni di contributi: quanto vale l’assegno?

Facciamo un calcolo veloce per capire quanti spetta a un lavoratore che decide di andare in pensione a 64 anni di età e con 20 anni di contributi versati, ovvero sfruttando la pensione anticipata contributiva.

Dal punto di vista economico, questa finestra non conviene particolarmente, in quanto comporta un taglio dell’assegno nella misura del 20%.

Considerando che ogni lavoratore matura ogni anno il 33% della sua retribuzione: se guadagni 35.000 euro all’anno, avrai maturato 11.550 euro. tale cifra va poi moltiplicata per i 20 anni di lavoro svolti, per ottenere il montante contributivo (nel nostro esempio è pari a 231.000 euro).

A questo punto occorre applicare a 231.000 euro il coefficiente di trasformazione, pari a 5,060%, ottenendo 11.688,60 euro all’anno: ciò significa che l’assegno mensile per questo lavoratore sarà pari a 899,12 euro.

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